"Se Socrate davvero non sa nulla, perché non si limita ad accettare le proposte del suo interlocutore?
Spera, forse, che la verità scaturisca dalla congruenza di capricci?
Crede, chissà, che il 'bene' consista in ciò che i votanti approvano all'unanimità?
No!
Come ogni reazionario, Socrate sa che in democrazia non è permesso insegnare.
L'uomo democratico ha bisogno di credere che sta inventando ciò che altri suggeriscono."
«Il ventesimo secolo è un naufragio senza fine»,
«Nobile è solo ciò che dura»,
«I vizi ammirevoli sono solo virtù corrotte»,
«Il nulla è l'ombra di Dio»,
«Più che opinioni stupide ci sono stupidi che hanno opinioni». E via dicendo. Nella nostra cultura del frammento questo libro avrà successo, e non perché sia in margine a un testo implicito, ma perché diventa a sua volta un testo esplicito, l'unico possibile. Profeta di se stesso Gómez Dávila arriva a scrivere:
«La verità è l'imprevista e misteriosa efflorescenza di una banalità». Forse come questo libro?