Dopo aver registrato, con piacere, diversi consensi all’antologia antifreudiana del numero scorso, vi presento questo bellissimo tema di Maria Viola Giordano dodicenne. Voglio solo sottolineare due frasi: “abbiamo trovato i contadini che cantavano” e “ho trebbiato”; andando oltre, uno come me che quei momenti li ha impressi nella sua anima, rischierebbe di diventare sdolcinato.
5 Agosto 1965 (di Maria Viola Giordano)
Stamani hanno trebbiato ad un podere del nonno. Io sono andata a vedere. Mi sono messa i pantaloni e una maglietta a righe e mi sono recata alle Mura. Aiutavo a portare l’acqua e il vino ai contadini che trebbiavano e mi divertivo a sentire quello che dicevano. Io e una ragazza di 16 anni, di nome Lia, avevamo soprannominato un ragazzo macchinista: “Pizza, maritozzi e bomboloni”. C’era anche un napoletano che faceva “schiantar da ridere”. C’era poi un altro macchinista, che si chiama Melani, tanto brutto, a cui facevamo tutti i dispetti. A mezzogiorno abbiamo mangiato. Mi avevano messo proprio vicino al napoletano. Ogni tanto si riempiva il bicchiere di vino e mi diceva: “Maria Viò, lo voi un po’ di sto vino?” Ogni tanto arrivava la Lia e metteva un po’ di pepe nel piatto del Melani, che doveva buttare la roba impepata. Dopo mangiato siamo andati a sparecchiare e abbiamo trovato i contadini che cantavano mentre uno suonava l’organetto. Quando hanno ricominciato a trebbiare io sono andata nella mucchia e ho aiutato i contadini a mettere i balzi nella trebbia. Quando, dopo un’ora, sono tornata giù, ho portato i biscotti e il vino ai contadini. Mio fratello e una bambina si buttavano tra il grano e si facevano i dispetti. La sera abbiamo mangiato tardi e, dopo rigovernato i piatti, siamo andati a letto, stanchi. Io mi sono divertita moltissimo; è stata la prima volta che ho trebbiato e quando sono tornata a casa, mi è dispiaciuto che non fosse durata più a lungo questa bella giornata di agosto.