“«Condividono la stessa logica: la volontà di trattenere per sempre nel nulla ciò che deve esistere» [… ] «si naviga in un groviglio di contraddizioni, e il nichilismo ne è l'orizzonte comune». […] Dio è morto, […] non può esistere nessun ordinamento immutabile, nessuna natura immutabile, nessun limite all' attività dell' uomo: ecco l' anima del nostro tempo […] morto Dio, autorizza la tecnica a procedere e manipolare a suo piacimento, senza tener conto alcuno di tutte le remore, i moniti, i limiti che la tradizione le rivolge - piaccia o no». E a lei piace? «Per niente. […] trovo vano, patetico che un intellettuale o un gruppo di intellettuali vogliano saltar fuori dal proprio tempo. […] Ma la paura non avrà mai la forza di far rivivere la tradizione, è un sentimento senza sbocco». […] E invece il laicismo è dogmatico quanto dogmatico è il mondo cattolico: non vede la potenza del pensiero che distrugge il passato, si limita ad aver fede nella morte di Dio ma non a pensarla, a fondarla»”Non condividiamo il medesimo categorico pessimismo di Severino. Non abbiamo solo fede nella morte di Dio su di una Croce, tanto da pensarla fino alla sua estremizzazione con Nietzsche (ma saremo solo noi? Non crediamo proprio), in quanto siamo state costrette ad andare più in là, dove altri hanno voluto, o dovuto fermarsi, perché abbiamo fede nella resurrezione dalla morte da parte di Dio. E’ la Resurrezione, è l’Essere Io-sono-Colui-che-è non ancora abbastanza pensato nella filosofia contemporanea che permette un adeguato confronto con il nichilismo. L’onnipotenza della tecnica è evidente nella ostentazione della sua arroganza. La tradizione che fino a questi risultati ci ha portato, dovrebbe essere usata non a voltare le spalle impauriti, quanto ad essere sia pure nani, ma sulle spalle di giganti. Questo da parte filosofica, dove restano in pochi come Severino a praticare una qualche ontologia, mentre molti altri son lì a fare i vigilantes delle scienze, e ben a loro sta. Se l’orizzonte del reale coincide con la tecnica onnipotente, tale onnipotenza va affrontata, altrimenti si scappa dalla realtà, ma tra l’accettare il nichilismo tecnicistico passivamente oppure no, esiste una scelta, una possibilità di pensiero, eccome, magari nell’imperfezione, ma esiste. In attesa del pensiero perfetto i legislatori, analogamente ad altri uomini contemporanei, usano le loro ragioni e le loro coscienze umane, limitate, magari inconsapevoli dell’orizzonte nichilistico, forse di qualsiasi altro, e nella migliore delle ipotesi, consapevoli di qualcosa o di Qualcuno.
“«I laici dicono che un embrione non è un essere umano, punto. Troppo facile: se a determinate condizioni diventa un bambino, a differenza per esempio del seme d' un abete, se a questa potenzialità aristotelica credono tutti, allora sopprimerlo significa uccidere un essere umano, non ci piove». E allora? «Il discorso non è chiuso. Anche la Chiesa accetta l' omicidio in certe situazioni, la morte dell' individuo che difende la patria ingiustamente aggredita, il "sacrificio" in favore della comunità. Ma allora così è anche per gli embrioni: quando non servono per essere venduti ma a salvare altre vite, anche in questo caso si configura il sacrificio d' un individuo per la comunità, o no?».”Qui lo stridore di denti è evidente, un vero paradosso, perché il concetto di sacrificio viene stiracchiato fino al sopruso verso il potenziale essere umano, che in mano non ha alcuna arma, nemmeno quella della consapevolezza del proprio sacrificio. O sembra adeguatamente sufficiente che ad aver consapevolezza bastiamo noi?
«nessun uomo può pretendere di decidere l'origine e il destino degli uomini».
«attraverso il corpo viene raggiunta la persona stessa»e perciò quello che tocca il corpo tocca anche la persona.