“Caro Stefano, lo scritto di Cristina Campo lo trovo splendido. Dispendio versus conservazione, superfluo versus utile. E’ l’essenza del dono e il senso dell’incontro con Cristo. Lontani da ogni interpretazione ‘sociale’ del cristianesimo, ma non per questo meno orientato agli umili. Credo che dovrò accingermi a conoscere meglio Don Giussani.
[...] Armando Ermini”
“Caro Stefano. [...] Bello avere, fra i primi scritti del 2007, la notizia ed il commento del motu proprio papale per la messa in latimo. Dopo la più che convincente analisi di Antonio Socci su senso e forza della Liturgia quale mediazione con il divino (almeno per la nostra necessità di reciproco linguaggio) mi sembra molto riduttivo quel manifesto finale che definisce‘l’antica messa in latino secondo il messale di San Pio V, grande patrimonio della nostra cultura da salvare e riscoprire.’Ma come, solo un patrimonio ?
[...] Claudio Marcello Rossi”
“Caro Stefano, immagino ti riferisca alla 2ª preghiera eucaristica. Il testo latino è ‘gratias agentes quia nos dignos habuisti coram te et tibi ministrare’. La traduzione non è facilissima, ma tutto sommato meno politicamente corretta di quanto sembri (e infatti fu criticata, da sinistra).
Non sono latinista né etimologo ma, stando al contesto, ministrare (che starebbe laicamente per ‘svolgere un mandato’) qui sembrerebbe significare ‘rendere culto a Dio’; tuttavia, il munus sacerdotale del prof. De Marco (sia ringraziato il Cielo per la sua esistenza e opera!) c’entra come significato niente affatto recondito: la liturgia essendo ‘esercizio del sacerdozio di Cristo’, che l’Ecclesia svolge con Lui, in Lui e per Lui, nello Spirito.
Ti segnalo che, sulle traduzioni liturgiche, il piccolo zaccheo ha dedicato un bel post.
[...] Luigi Puddu”