«Nessuna speranza? Nessuna, ma anche nessun timore...»e prosegue raccontandoci che il buio è destinato ad infittirsi ancora, ma che le
«Portae inferi non prevalebunt». Vorrei, davvero, avere la stessa serena certezza, oppure possedere la grazia di una fede salda nel Cristo che con la sua comparsa ci ha già salvato, e che consente anch’essa di pensare il presente per quell’attimo infinitesimo che è rispetto all’eternità del cosmo, ciclico o lineare che sia il tempo. A proposito del qual problema confesso la mia incertezza.
«Progresso illimitato da dove, verso dove?»scrive Rifilato in un suo passaggio. Se ci si riferisce al progresso nell’accezione ormai comune del termine come sviluppo tecnico, economico, scientifico, sono completamente d’accordo. Se però si considera un altro angolo di visuale, bisogna ammettere che la venuta di Gesù Cristo ha segnato una frattura irreversibile nella storia dell’umanità e delle sue prospettive, che non si concilia con la dottrina del tempo ciclico. A meno, forse, di pensare l’Apocalisse come l’atto finale dell’età del Kali Yuga (secondo alcuni calcoli dovrebbe terminare intorno al 2160 d.c.) e la resurrezione dei corpi come l’inizio della nuova “età dell’oro”. Mi rendo conto però che è una forzatura, e mi fermo.
«Rileggendo quanto scritto finora, ci sembra di aver detto continuamente anche l’esatto contrario di tutto ciò che d’è detto. Il punto cruciale, infatti, è nell’accettazione incondizionata della vita così com’è (ivi compresa la povertà, la fame, la malattia e, in senso lato, il dolore) ed il tentativo di cambiarla.»
«In medio stat virtus», dice ancora Roberto, ricordandoci che il vero delitto di Prometeo è nella sostituzione della nozione tradizionale del tempo ciclico, la sola che permetterebbe di non alimentare illusioni sull’ineluttabile deperire delle cose ma al tempo stesso nutrire la certezza di un rinnovato inizio. Ma cosa significa “medio”, riferito all’alternativa fra accettazione e cambiamento? Un semplice punto di equidistanza in un continuum fra due estremi, oppure una linea di confine ideale tale che il suo superamento significhi l’abbandono di un campo ed il passaggio all’altro, come io credo?
«D’altronde come non vedere che la medicina, ad esempio, è una sorta di artificializzazione [...] sicché l’abbassamento della mortalità infantile [...] è, nell’ordine, hybris prometeica, interferenza in un processo naturale (spontaneo e dispendioso) […]»
«Tuttavia ci si può chiedere se la metastasi dello Stato in Leviatano non fosse già inerente al concetto stesso di Stato, […] L’optimum essendo il non intervenire affatto», scrive Rifilato.
«La prima visione freudiana aveva in sé tutti gli elementi per la descrizione e comprensione delle pulsioni di guerra: sessuali e caotiche, nelle quali amore e odio si manifestavano insieme, sotto l’insegna del piacere e della dissipazione (sottolineatura mia) che lo accompagna».
«[...] oltre a rendere difficile una presentazione morale della teoria delle pulsioni, dato che in quelle erotiche c’era di tutto, amore ma anche morte, mantenere la prima versione avrebbe dato, dopo la guerra, un colpo fatale all’happy end contenuto nell’idea del processo di civilizzazione di cui la civiltà borghese contemporanea era il temporaneo culmine.»
«[...] nel primo sistema le pulsioni sessuali dell’Eros, incorporando Thanatos e la sua forza, erano molto meno “educabili”, rimanevano legate alle spinte primordiali, e quindi difficilmente collocabili in quel “Processo di Civilizzazione” che avviene appunto al di là del principio del piacere, in quell’universo già educativo (piuttosto che psicologico) che dovrebbe confermare tutta la visione della modernità: dal graduale sviluppo della civiltà, all’inesorabile indebolirsi delle pulsioni […]. Nel secondo sistema, dove Thanatos viene opposto ad Eros, e l’istinto di autoconservazione viene spostato appunto nell’Eros, le pulsioni erotiche diventano più educabili dato che non si svolgono più sotto l’unica egida del principio del piacere, ma ubbidiscono anche [...] al principio di realtà.»