“Degli insegnamenti al proprio caro figlioletto in quei momenti non t’importa un fico secco. Per giorni e giorni ci si dimentica che esiste lui, la sua sorellina e la loro mammina. Se in casa ti fanno girare le scatole le urla le sentono da mezzo chilometro.”È la vita, come sottolinea Riccardo, ed è difficile pretendere purismo da chi si trova di fronte a impellenze da cui dipende la sua esistenza. Ciò nonostante, un tempo anche nella guerra più crudele esisteva un codice d’onore che gli eserciti cercavano di rispettare. Potrei citarti mille esempi, almeno fino alla Grande Guerra, e dunque i quesiti che ha posto De Benedetti sono giusti, come le tue osservazioni, e come penetranti sono le parole di Prezzolini. Pongono problemi etici che non c’entrano coi cattocomunisti, e tali certamente non sono Giovanni Paolo II o Benedetto XVI quando criticano certi aspetti della società contemporanea. Il fatto è, mi pare, che stiamo ragionando su due piani diversi, uno concreto e immediato, l’altro che cerca di abbracciare un orizzonte più vasto. La domanda, allora, verte sul perchè i due piani sembrano totalmente divaricati. Capisco Riccardo, dicevo, quando scrive che
“degli insegnamenti etc. etc.”, e tuttavia c’è da chiedersi se quei prezzi, perché prezzi sono, e pesanti, siano giusti anche se forse inevitabili nella situazione data.
“Quel che in passato ha tenuto uniti i membri di un nucleo familiare attorno a un focolare e ha reso il focolare lo strumento di integrazione e affermazione della famiglia, è stato in larga parte l’aspetto produttivo del consumo”ossia il fatto che ciò che univa la famiglia era la collaborazione in un unico processo produttivo di cui la riunione serale per la cena condivisa era l’ultimo atto.