“[…] Ha mai riflettuto sull’assurdo che a lodare la scuola di don Milani (una scuola privata, in fondo) sono i sostenitori dell’assoluta prevalenza della scuola statale? Per non parlare del fatto che ormai nelle scuole (compresa la media in cui ho insegnato io negli anni scorsi) i docenti devono decidere se organizzare la festa di carnevale per i ragazzi (‘perché sennò da soli si ubriacano’) o magari, al liceo classico (capita anche questo!), la settimana in montagna… Il bello è che a fare così sono gli stessi che poi proclamano di ammirare don Milani!
Per inciso: anch’io nelle stagioni fredde mi metto la cravatta per non prendermi il mal di gola. La cravatta è stata inventata per quello, poi è diventata un accessorio di moda. E comunque oggi se un ragazzo o una ragazza non seguono la moda (e non vanno a ‘ballare’) vengono puramente e semplicemente emarginati dai loro coetanei e presi in giro dagli adulti, i quali allo stesso tempo diranno di essere “progressisti” e di rifiutare “il passato” che identificano con il fuori moda. […]
Mi piacerebbe sconfiggere questi luoghi comuni ‘luogocomunisti’ imperanti, ma temo che sarà un lavoro spaventoso… In Francia stanno cominciando a farlo. […]”
Luca Pignataro
“Il tossico della civiltà, la causa del comunismo è espresso e contenuto in questo tessuto di ‘norme liberali’ che hanno come radici il bellum omnium contra omnes (homo homini lupus). […] Pensate: la sorte dei lavoratori in Italia; la stabilità del loro lavoro e del loro pane: il loro avvenire è sempre è solamente nelle mani di questi padroni “anonimi” che dispongono senza alcun controllo del destino delle loro aziende […] La cosa più preziosa dell’uomo — dopo l’orazione e la vita interiore — il lavoro, è nelle mani incontrollate (spesso avare ed impure) del padrone! […]Da queste poche citazioni si intuiscono i forti limiti di La Pira nelle analisi storico-economico-politiche: una condanna — quasi una scomunica — del capitalismo, un fortissimo pregiudizio anti-industriale e antimoderno, la mancata distinzione fra liberalismo e liberismo, l’attribuire al liberalismo la causa di tutti i mali della società, dall’ingiustizia sociale ed economica, a quella della scristianizzazione del popolo italiano, il sorvolare sui mali ben visibili già in quegli anni del socialismo reale.
Perché c’è il comunismo? La risposta è tutta (o quasi) nelle situazioni che vi descrivo: è in questa situazione liberale e capitalista che ancora domina l’Italia recando grande malessere nel mondo operaio. […]
Beatissimo Padre, quando don Sturzo scrive i suoi articoli sul Giornale d’Italia (!) articoli astratti, scritti da chi non conosce che certi schemi mentali scambiati per principi, noi sentiamo una amarezza profonda. Ma non esiste, non esiste, non esiste, questo “libero mercato”a cui si fa sempre ricorso come se fosse un principio teologale! […] ciò che esiste in pratica è il triste fenomeno della disoccupazione e della incertezza dell’occupazione: due atti dovuti essenzialmente alla strutturazione liberale dell’economia e della finanza. […] San Giuseppe, patrono della Chiesa, deve aiutare questa nostra Patria dove il tossico anticristiano del liberalismo più gretto ed egoista è ancora tanto abbondante e tanto radicato nell’organismo dirigente della nazione. […]
Sradicare il mondo liberale, sradicare i principi liberali, sradicare la mentalità liberale: dare il senso cristiano, comunitario, della società, della nazione, del mondo; altra via per sradicare il comunismo non c’è […] Questi valori sacri non devono essere spazzati via da una concezione del mondo — quella liberale — che ignora il mistero della grazia, dei sacramenti, della Chiesa e che è atea e materialista quanto atea e materialista è la concezione comunista che da essa è sorta, come frutto dal seme, come effetto da causa.
Noi Beatissimo Padre lotteremo senza tregua contro questo cancro sociale che ha “secolarizzato”la civiltà e l’ha condotta — essa! — sul ciglio dell’abisso”.
“NOTA. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere che di don Lorenzo Milani Comparetti persona, dei suoi tormenti e dei suoi mutamenti, a chi scrive non è dato di sapere. Si tratta, come peraltro fanno Michele Gesualdi e l’anonimo estensore di Toscana Oggi, del don Milani storico, quello che emerge da scritti, ricordi, registrazioni, ecc. Sul resto, su ciò di cui non si può parlare, conviene tacere, ma questo vale per tutti.”
“nostri poveri ragazzi […] sembrano sempre più essere delle scatole vuote”, ciò dipende anche dalle condizioni nelle quali è ridotta la scuola dopo quarant’anni di buonismo milaniano.