“Eccoti dunque il mio pensiero: la scuola non può essere che aconfessionale e non può essere fatta che da un cattolico e non può esser fatta che per amore (cioè non dallo Stato). In altre parole la scuola come io la vorrei non esisterà mai altro che in qualche minuscola parrocchietta di montagna oppure nel piccolo di una famiglia dove il babbo e la mamma fanno scuola ai loro bambini”(cfr. a Giorgio Pecorini, 10.11.1959 in Lettere di don Lorenzo Milani, a cura di Michele Gesualdi, Oscar Mondatori pag. 135).
“1) non bocciare, 2) a quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno, 3) agli svogliati dargli uno scopo”, sono una provocazione alla conversione personale dei genitori e degli insegnanti, ma una rivoluzione permanente per la scuola di stato.
“Se si sfoglia un sussidiario è tutto piante, animali, stagioni. Sembra che possa scriverlo soltanto un contadino.Il programma di Barbiana era portare la forza della cultura contadina nella scuola statale. Oggi che la vita contadina e artigiana non esistono più, le campagne sono vuote e le botteghe colonizzate da negozi di prodotti estranei, forse si potrebbe scoprire che la merda di mucca, e la fertilità che potrebbe riportare ai nostri campi affamati, vale più di una scuola da dove il maestro genitore è stato soppiantato da un gruppetto di esperti specializzati a colpi di fotocopie e di schede/questionari a cui le ore non bastan mai, e dove chi ci sta di più impara meno, perché solo saziandosi di cultura vera, quella più che mai fuori della scuola, si può diventare sovrani.
Invece gli autori escono dalla vostra scuola. Basta guardare le figure: contadini mancini, vanghe tonde, zappe a uncinetto, fabbri con gli arnesi dei romani, ciliegi con le foglie di susini.
Anche sugli uomini ne sapete meno di noi. L’ascensore è una macchina per ignorare i coinquilini. L’automobile per ignorare la gente che va in tram. Il telefono per non vedere in faccia e non entrare in casa.
A lei le rombano sotto le finestre mille motori al giorno. Non sa chi sono nè dove vanno. Io so leggere i suoni di questa valle per chilometri intorno. Questo motore lontano è Nevio, che va alla stazione un po’ in ritardo. Vuole che le dica tutto su centinaia di creature, decine di famiglie, parentele, legami?
Lei se parla con un operaio sbaglia tutto: le parole, il tono, gli scherzi. Io so cosa pensa un montanaro quando sta zitto e so la cosa che pensa mentre ne dice un’altra.
Questa è la cultura che avrebbero voluto avere i poeti che lei ama. Nove decimi del mondo l’hanno e nessuno è riuscito a scriverla, dipingerla, filmarla.
Siate umili almeno. La vostra cultura ha lacune grandi come le nostre. Forse più grandi. Certo più dannose per un maestro elementare”.