“Perché il sogno dell’eguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme”di cui basta ricordare la prima -
“Non bocciare”- per comprendere a pieno gli effetti di queste predicazioni sull’evoluzione della scuola dal sessantotto alla riforma dell’università di Luigi Berlinguer. Così, con la scusa che la miscela genitori-origini sociali genera disuguaglianza e, di conseguenza, frustrazione in molti ragazzi che affrontano la scuola, i seguaci del prete di Barbiana hanno pensato di realizzare l’eguaglianza distruggendo l’insegnamento dalle elementari all’università. Ci sono riusciti e taluni ora chiamano don Lorenzo Milani “il profeta”.
“Un testo chiave sulla nascita del mondo moderno è Michael Kohlhaas di von Kleist. Nel romanzo, Michael, mercante gentiluomo dal cuore generoso, «uno degli uomini più giusti e insieme più terribili del suo tempo», si trova a subire una prepotenza grave e del tutto arbitraria da un don Rodrigo locale. Un’ingiustizia di quelle che gridano vendetta al cielo. La certezza della gratuità del torto subito e l’ansia di un’urgente e piena riparazione trasformano quel fatto, agli occhi di Michael, in un buco nero nel quale implode (con la forza d’attrazione della complicità, diretta e indiretta) l’intero universo. Mentre il mondo s’annichilisce, l’ego della vittima si dilata fantasticamente, fino a sentirsi in grado di giudicare chiunque col metro di quel torto. Michael brucerà le città che non si dimostrano pronte alla sua sete di giustizia. Il sentimento di un’ingiustizia radicale apre le porte ad una paurosa semplificazione del mondo: «qualsiasi cosa (anche il nulla) meglio di questo».”La descrizione si attaglia alla perfezione alla tipologia del terrorista ma anche al “black block” o ai vari “movimenti”, a tutti coloro insomma che sentono l’insopprimibile bisogno di individuare un “colpevole” per uno stato di cose che non li soddisfa e distruggerlo, letteralmente. Il “capitalista”, Bush, il patriarcato, il “maschio oppressore” o chiunque, anche nelle cose di tutti i giorni, appare come un ostacolo alla realizzazione del proprio ego, e dunque anche il tifoso della squadra avversaria, l’automobilista che ti frega il posto al parcheggio, la fidanzata che ti ha lasciato, il marito “noioso” da far fuori accusandolo di molestie sui figli, e via elencando in una casistica pressoché infinita. Cose molto diverse l’una dall’altra, si dirà. Vero, ma tutte con due importanti cose in comune.
“Se non sopravviene una nuova regolamentazione di questa situazione di tipo primario, l’individuo rischia di non avere altra scelta che tra sottomissione totale e totale aggressività”, scrive G. Mendel. A livello di psiche collettiva ciò corrisponde, secondo Neumann, al processo di regressione della coscienza ad uno stadio di sviluppo precedente che definisce come
“ri-collettivizzazione”delle masse e tracollo della
“maschilità della coscienza”.
“[...] Pronunciando la Legge, lega in un’esperienza più ampia lo spazio, la regola e il linguaggio”, scrive M. Foucault. La pretesa, propria della modernità, di poter fare a meno del padre, al massimo riducendolo al ruolo di sostentatore economico e di fuco riproduttore (ma ormai nemmeno questo) produce personalità patologiche oscillanti fra sadismo e masochismo, e società che riflettono queste patologie, di cui quotidianamente vediamo le manifestazioni. Non solo nel terrorismo, nel ribellismo nichilista o nella violenza caotica (e stupida) che infesta la vita delle città, ma anche in slogan sciagurati come “l’unica legge è il desiderio”, nella cultura dei diritti (scaturiti dai desideri) slegati dai doveri, fino alla pretesa, mostrata come conquista di progresso, di sbarazzarsi degli esseri umani non conformi agli standard individuali o collettivi di “dignità” della vita.
“La dottrina pedagogica di Lutero contiene molto di più di un semplice trasferimento delle competenze paterne alla madre […] Poiché questa dottrina non rimase pura teoria, ma ben presto uscì dalle case dei pastori e divenne il normale modello educativo, l’inizio della Riforma segna dunque irrevocabilmente la fine di un’epoca per ciò che riguarda la concezione della paternità, sia sul piano pratico che su quello teorico. Poche generazioni dopo, nessuno sapeva più, quanto meno nella tradizione protestante, cosa avesse significato paternità.”In sintonia con Lenzen, Claudio Risè indica a sua volta nel processo di secolarizzazione della società e nella rottura del legame fra paternità terrena e Paternità divina, la causa dell’eclisse del padre. Al quale, non più
“custode familiare per conto dell’ordine naturale simbolico e divino, e…. neppure rappresentante sociale della legge del Padre”, restano solo le funzioni economiche mentre l’antica autorità, svuotata di senso, finisce per essere percepita come arbitrio e oppressione, e spesso a ragione.
“l’essenza del tipo del rivoluzionario. Riuscii a descriverlo nel 1985, criticando un articolo contro la caccia di Adriano Sofri […]”. A questo punto vale la pena raccontare tutta la storia: fu Vincenzo Bugliani, che all’epoca era nella redazione di Reporter, a chiedermi di rispondere ad un articolo di Adriano Sofri contro la caccia, con l'intenzione di aprire un dibattito sul giornale. Sofri lesse il mio pezzo ma, considerandolo un attacco personale, decise di non pubblicarlo, così il testo circolò solo tra gli amici. Anni dopo ho scoperto che forse qualche eco era rimasta: dall'intervento di Gianni Sofri all'Assemblea nazionale dei Verdi, Montecatini Terme, 13 marzo 1999 (in rete a http://www.sofri.org/gianni0399.html ):
“Una persona cui sono molto legato, anzi la persona a me più cara, mi ha esposto tempo addietro un dubbio per lei angoscioso: che da parte nostra non si stia ripetendo la tragedia di Michele Kohlhaas.”.