Oltre a trattare nel suo blog di buona filosofia, buona musica e buona letteratura (fresca da leggere la recensione di Tre strade per la scuola, di Ernst Jünger ) Fabio Brotto, che “Non ama i Beatles. Ama Haydn.”, per ribadire la sua inattualità “Va a caccia e a pesca”. Come Roger Scruton. Già solo per questo, a sua insaputa, si trova automaticamente tra i membri anziani del Covile. Come assaggio ecco un post sul tema che ci è più caro. Dimenticavo, abbiamo del materiale accumulato, per un po’ le uscite si infittiranno.
Nel 1997 il Comune di Venezia incaricò l’architetto Santiago Calatrava di progettare un quarto ponte sul Canal Grande (dopo quello degli Scalzi, dell’Accademia e di Rialto). Un ponte che unisse Piazzale Roma, punto d’arrivo delle automobili, alla stazione ferroviaria. Un ponte di cui nessun veneziano ha mai sentito il bisogno. Dieci anni dopo, il ponte di Calatrava è ancora lontano dall’inaugurazione.
È un ponte folle. Un’arcata d’acciaio, che si sa che col variare della temperatura si contrae e si dilata: pare che ci sia qui un margine di tolleranza di quattro centimetri, oltre i quali la struttura potrebbe crollare. I tecnici continuano a fare calcoli e ricalcoli, ma l’esito è ancora incerto. Né pare sicuramente accertato il peso che potrà reggere. Sarà scivoloso, perché sulla superficie percorribile Calatrava ha pensato di mettere vetro. E sarà brutto, come molte opere degli architetti geniali come Calatrava. Il costo è enorme. Dall’inizio si è raddoppiato, triplicato, continua a crescere incessantemente. Mi pare che rappresenti l’essenza di Massimo Cacciari, come politico e come filosofo: Krisis.
Il “Ponte degli Scalzi” fu costruito in due anni, dal 1932 al 1934, su progetto dell’ingegnere Eugenio Miozzi. Una sola audace arcata di pietra d’istria. In quel punto sì serviva e serve, e starà in piedi per secoli. Per dirla col Poeta: parole non ci appulcro.