Dall’atomo all’aborto: quei passaggio non implicava in realtà alcuna revisione di passate prese di posizione sull’interruzione volontaria di gravidanza e sul suo significato; ma metteva volutamente in questione steccati e schieramenti precostituiti, e per questo fu guardata con sospetto da molti ambienti della sinistra. Le critiche si fecero ancor più aspre, soprattutto sul quotidiano il manifesto, quando Langer decise di spingere oltre il proprio ragionamento e firmò, sottovalutando in parte le conseguenze, il cosiddetto “documento Ratzinger”, un testo sulla manipolazione genetica sottoscritto da una ventina di esponenti dell’area verde ed ecologista. Il documento esprimeva soddisfazione per l’Istruzione vaticana (proposta dall’allora cardinale Ratzinger, appunto) che rifiutava ogni forma di manipolazione genetica, riaffermava il primato dell’etica sulla scienza, auspicava che la sensibilità della chiesa al riguardo si estendesse a piante e animali, invitava infine le istituzioni scientifiche e sanitarie cattoliche a riprendere quei princìpi e a tradurli in pratica, respingendo fra l’altro la vivisezione di animali.
La lettera del documento non lasciava spazio a equivoci, ma il nome dei firmatari scatenò un’accesa polemica da parte di chi vedeva delinearsi una possibile futura alleanza fra Verdi giudicati «oscurantisti», Sant’Uffizio e Movimento per la vita. Langer ebbe bisogno di un po’ di tempo per riaversi da un attacco così pesante e mettere a punto una posizione chiara su temi tanto impegnativi, cui peraltro era giunto più per aver voluto allargare gli orizzonti della propria riflessione che non sulla base di concrete sollecitazioni. In ogni caso, alla fine articolò la sua risposta nel modo seguente: nessun arretramento sulla depenalizzazione dell’aborto e sul principio che dovessero essere comunque le donne a decidere in proposito; netto rifiuto di attribuire all’aborto — da considerarsi come una violenza sul non nato e sulla donna — un valore positivo; nello stesso tempo, ma senza avallare la strumentale confusione tentata dai suoi avversari con il problema dell’interruzione di gravidanza, denuncia senza appello della manipolazione genetica come «una pericolosissima e forse irreversibile violazione di equilibri naturali e biologici (...), paragonabile a quella della bomba atomica, e forse oltre»; apprezzamento, infine, del possibile ruolo della chiesa in quest’ultima battaglia, per «la sua (non certamente esclusiva) sensibilità sui temi di difesa della vita, e la sua capacità di incidere su milioni e milioni di coscienze e su molte istituzioni»
“firmò, sottovalutando in parte le conseguenze”, di posizioni
“cui peraltro era giunto più per aver voluto allargare gli orizzonti della propria riflessione che non sulla base di concrete sollecitazioni”?
“respingendo fra l’altro la vivisezione di animali”mentre il documento ne chiedeva solo una moratoria, rafforza l’ipotesi dell’ignoranza.
“firmò”e basta, come scrive: di fatto “produsse”, o meglio “contribuì a produrre” il documento Ratzinger; infatti ne ricevette in anticipo una bozza alla quale fece le preziose osservazioni che portarono alla versione definitiva. Non a caso, in seguito, di fronte alla canea scatenata dai trinariciuti del manifesto, ci furono diversi firmatari (balza alla mente Enrico Falqui) che si pentirono immediatamente e si finsero morti per un po’, ma Alex non ci ripensò né retrocesse di un millimetro. Si era impegnato con piena consapevolezza, altro che
“sottovalutando in parte le conseguenze”! Di più, per quella possibile
“futura alleanza fra Verdi giudicati «oscurantisti», Sant’Uffizio e Movimento per la vita”Alex lavorò per vari mesi. Posso testimoniare di un incontro “discreto” nella sede di Comunione e Liberazione a Milano: tra i Verdi, insieme ad Alex ricordo Tommaso Franci e Gino Girolomoni, di CL c’era sicuramente Lele Tiscar, ma eravamo molti.
“pesi”ai quali Alex alludeva nell’ultimo messaggio? Forse non lo sapremo mai, ma non è detto che un’indagine storica seria non possa in futuro fare un po’ di luce.