«Non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali fra diseguali». Per me suonò come il de profundis per la democrazia borghese e argomento decisivo a favore dello stato proletario dove la democrazia sostanziale avrebbe sostituito quella formale.
“la liberazione è un fatto di Grazia che cammina nella storia, impiantato in uno spazio geografico individuabile che ha un nome e un cognome e un indirizzo:sia chiama Pietro e sta a Roma, anzi, si corresse, in Vaticano”. Risposi che anche noi ci trovavamo nella barca di Pietro e che avevamo bisogno che lui ci aiutasse ad affrontare la sfida della città, della scuola, dell’università… da quel momento la sua presenza tra noi divenne abituale, con la sua imprevedibile maniera di apparire all’improvviso in una nostra assemblea, a metà della quale si alzava e, umilmente, chiedeva la parola… e nessuno si era accorto, prima, che lui ci fosse, mischiato fra i giovani di cui aveva lo sguardo e la vivacità indomita. Diceva parole che colpivano per il guizzo improvviso che davano al suo pensiero, che allargavano l’orizzonte delle nostre preoccupazioni, connettendo la nostra esperienza, ancora così iniziale a Firenze, alle radici più profonde della storia e alla vivida attualità della tradizione cristiana. Non so come facesse a sapere come si viveva, ma conosceva tutti i nostri ritmi: lo trovavi all’Annunziata dove gli universitari dicevano le Lodi e partecipavano alla Messa, o davanti alla Facoltà, per strada, durante un volantinaggio…
“l’eccezionale realtà che vedo sorgere davanti ai miei occhi”, diceva La Pira.
“– Allora, professore, il Sacramento che abbiamo adesso celebrato non è un puro gesto religioso spirituale, è la fondazione e il paradigma di una nuova realtà umana, indice di una nuova cultura e civiltà di vita…”.
“– Verissimo –disse subito La Pira
– il Sacramento della Chiesa è l’approdo della Grazia tra gli uomini, è il fondamento della Polis, è un Evento Nuovo, direi che è il gesto politico più comprensivo di tutte le esigenze degli uomini che lottano insieme per governare il loro Bene. È il fondamento della loro Speranza. Voi siete dentro il Sacramento così che siete nel cuore più vero della città degli uomini, per fondare e servire il loro bene comune. Voi prima degli altri… voi con gli altri… gli altri senza di voi si perdono nella vanità dei loro pensieri e dei loro sforzi”.
“Sono tutti scesi dalla barca di Pietro e se ne sono andati i migliori, quelli che erano considerati la speranza del futuro della Chiesa dopo il Concilio, e i Vescovi rimangono soli, con un piccolo gregge”questo diceva e non solo, parlava anche della Nave Ammiraglia che è la Chiesa guidata dal Papa:
“È lei che fa la rotta che dà l’orientamento nella storia, tutte le altre imbarcazioni si perdono, si smarriscono se non la seguono…”Proprio prima di questa vicenda, venne il desiderato e atteso incontro di La Pira con D. Giussani, in occasione del primo incontro con tutti quelli del Movimento a Firenze nell’aula magna del Seminario Maggiore il 10 marzo 1974, eravamo circa 250. Don Giussani iniziò leggendo Eliot dai Cori della Rocca:
“O Signore, difendimi dall’uomo che ha eccellenti intenzioni e cuore impuro: perché il cuore è su tutte le cose fallace, e disperatamente malvagio”il cuore impuro, spiegò Giussani, è il cuore dell’uomo che non riconosce Cristo. Con queste parole veniva riaperto il dramma cristiano in una città come Firenze, fondata sull’Evento di Cristo, ma diventata
“una casa il cui uso è dimenticato”, riprendendo Eliot. In fondo alla sala c’era La Pira, era passato in mezzo a noi inosservato. L’incontro con Don Giussani e La Pira seguì subito fuori della sala in un colloquio aperto cordiale e serrato come se si conoscessero da tempo, facendo noi tutti capannello attorno, dove l’antica stima e reciproca amicizia rifiorivano in una appassionata intesa di giudizio e di intenti sull’ora presente della Chiesa.
“C’è una logica nel movimento dei popoli ; essi, consapevoli o no, svolgono tutti un preciso disegno; ogni membro di quell’organismo che è l’umanità ha una sua funzione e un suo scopo. La chiave di volta della storia universale, di questo movimento di tutti i popoli, di ogni popolo e di ogni persona sta nella risposta alla domanda: “ Che dicono gli uomini che io sia?”. Se Cristo è il Figlio del Dio vivente (e la sua resurrezione ne è la prova), la storia è storia di una Persona, la Sua; e la Chiesa è il proseguimento nel tempo e nello spazio di una Persona, Lui. La storia vive e i secoli si svolgono perché Cristo possa svilupparsi: questo è il grande mistero della storia universale. Bisogna interpretare il mondo nella Sua luce, bisogna avere il coraggio di “camminare sulle acque”. Bisogna credere nell’impossibile, perché “nulla è impossibile a Dio”La Pira ci ha aiutati a
“credere, sperare, amare l’impossibile, a farcelo scoprire e costruire nella realtà”