“Ho sempre considerato una grande ingiustizia il fatto che non si sia voluto trattare la psicoanalisi come qualunque altra scienza naturale”: questo scriveva Freud in La mia vita e la psicoanalisi, pensando che la psicoanalisi è scienza così come è scienza la fisica o la geologia. [1]
“Va sottolineato che Freud stabilisce dapprima proprio il fondamento biologico, e vi costruisce sopra la sua teoria sessuale. Jung invece introduce il suo concetto di libido, cioè una costruzione filosofica, e spiega i fatti nel senso di questa teoria”.
“Devo infine rilevare ancora che Jung contravviene seriamente al suo principio di prendere per norma solo la verità e non il sentimento morale, accostandosi alla sessualità infantile e all’inconscio con valutazioni etico-teologiche. È proprio verso questo lato che vorrei, in chiusura, erigere le difese. Si tratta di proteggere la psicoanalisi da influssi che potrebbero farne ciò che la filosofia fu in passato: la ancilla theologiae“[7]
“contribuisce a dare una coscienza di classe all’inferiorità”. Essa, a suo avviso,
“è più una passione che una scienza”. La psicoanalisi è
“quella malattia di cui ritiene di essere la terapia”. [1]
“un poeta”e
“la psicoanalisi ha un difetto catastrofico: gli psicoanalisti, esattamente”.
“proprio come la balena, sebbene sia un mammifero, si atteggia a pesce, così la psicoanalisi, che di fatto è una religione, si atteggia a scienza”. Si atteggia a scienza senza esserlo; e non lo è perché è fattualmente inconfutabile:
“è improbabile convincere gli psicoanalisti della falsità di una diagnosi”. In breve:
“Freud è un metafisico. Ma non lo sa”.[1]
“Non c’è modo- afferma Wittgenstein -
di mostrare che il risultato generale dell’analisi non potrebbe essere un inganno”. La psicoanalisi è
“una mitologia che ha molto potere”. Mitologia e non scienza. E l’intento di Wittgenstein è quello di far perdere la nostra subordinazione nei confronti della psicoanalisi. [1]
“Non c’è- scrive Popper -
alcun comportamento immaginabile che possa contraddire la psicoanalisi.”E
“quanto all’epica freudiana dell’Io, del Super-io e dell’Es non si può avanzare nessuna pretesa ad uno stato scientifico, più fondatamente di quanto lo si possa fare per l’insieme delle favole omeriche dell’Olimpo. Queste teorie descrivono alcuni fatti, ma alla maniera dei miti. Esse contengono delle suggestioni psicologiche assai interessanti, ma in forma non suscettibile di controllo”. [1]
“La psicanalisi non è altro che l’interpretazione di una vocazione letteraria in termini di psicologia e di patologia”[8]
“Per cento anni, da quando Freud si inventò la teoria della seduzione, non si è voluto credere ai bambini che denunciavano un abuso sessuale, attribuendolo sempre alle loro fantasticherie. E’ triste vedere in aula giudici che si ritengono intelligenti e che credono di dire cose scientifiche perché citano Freud. Un giudice che cita Freud è indietro di cento anni”. Queste affermazioni sono di Tilde Giani Gallino, docente di psicologia all’Università di Torino. (…)
“Freud è colpevole di un ritardo centenario nella comprensione dei bambini che hanno subito un abuso sessuale in famiglia”. L’argomentazione parte dalla nota teoria della seduzione, per cui Freud riteneva che le donne, spiega la Gallino, diventano isteriche e gli uomini ossessivi se da piccoli un adulto ne ha abusato. Mentre nelle opere scientifiche Freud parla degli abusi sessuali affermando che erano le governanti o le persone di servizio a commetterli, nelle lettere all’amico Fliess racconta che sono i padri, fornendo una doppia versione dei fatti. Freud va avanti così fino alla morte del padre. Aveva deciso che pure suo padre avesse abusato di suo fratello e sua sorella, ma quando muore non resiste al peso di questa denuncia e fa un sogno in cui legge un cartello: “Si prega di chiudere gli occhi”, che interpreta come un invito a mettere una pietra sul passato. Allora ripiega sulla governante, Nannie, che avrebbe abusato anche di lui. Poi, dopo un silenzio durato una ventina d’anni, afferma che in realtà si era ingannato e che gli abusi erano fantasie dei suoi clienti. Dopodiché, conclude la Gallino, inventa il complesso di Edipo come proiezione fantastica del bambino che vuole attirare su di sé l’attenzione. [3]
psicosi maniaco repressiva,
nevrosi ossessiva, fobia, isteria tutte tre insieme.
psicosi paranoica,
c’è qualcosa del feticismo;
psicosi paranoica di forma ipocondriaca,
nevrosi ossessivadi Freud,
nevrosi ossessiva,
nevrosi ossessiva.
borderline con tendenza all’ aeting out.
“Finalmente la felicità si può spedire per posta”, scrisse alla fidanzatina Martha Bernays. Nel suo famoso saggio Über Coca ne parlò in termini così entusiastici da creare un’ondata di interesse e qualche cocainomane anche tra i suoi pazienti. Ecco cosa scriveva il padre della psicoanalisi nella “apologia” di questa droga:
“Ho preso regolarmente dosi molto piccole di cocaina per combattere la mia depressione con un brillantissimo risultato. L’effetto consiste in una sensazione esilarante e in un’euforia durevole, che non presenta nessuna differenza da quelle di un individuo normale. [...] Si avverte un aumento dell’autocontrollo e ci si sente più vigorosi e dotati di un’aumentata capacità di lavoro. In altre parole ci si sente semplicemente normali e ben presto si stenta a credere di trovarsi sotto l’influsso di qualsiasi sostanza. [...] Un protratto e intenso lavoro, mentale o fisico che sia, può essere compiuto senza che compaia alcuna sensazione di stanchezza. [...] Se si vuole, si può anche mangiare abbondantemente e senza provare disgusto, ma si ha la netta impressione che il pasto sia assolutamente superfluo. [...] L’effetto stenico viene goduto senza che si verifichi nessuno di quegli spiacevoli strascichi che accompagnano l’euforia ottenuta con sostanze alcoliche. [...] L’assunzione di una dose unica o ripetuta non provoca il desiderio irresistibile di usare ancora altra sostanza; al contrario, si prova una specie di immotivata avversione nei suoi confronti“. [2]
“scienza rigorosa”, ma una visione del mondo tra le altre, una
“sorta di concezione filosofica”(pag. 192).
“teoria debole della psiche”, perché
“chi l’ha costruita non era sufficientemente forte per sostenere la complessità della propria vita psichica che dipanava e svelava mentre applicava la teoria stessa”(pag. 195).