Durante il regno del Califfo Harun-al-Rascid viveva a Bagdad un povero facchino, chiamato Hindbab. Un giorno che faceva un caldo terribile, egli doveva portare un carico pesante da un'estremità all'altra della città. Dopo aver percorso un certo tratto di strada, si sentì molto stanco: poco dopo giunse a una via, in cui spirava un fresco zefiro e dove il selciato era innaffiato con acqua di rose. Allora posò a terra il carico e si sedette a riposare un po', vicino a una grande casa. Una squisita fragranza di legno di aloe e di pasticche zuccherine gli giunse alle nari: proveniva da una delle finestre della casa e, mescolandosi col profumo dell'acqua di rose, si effondeva per l'aria all'intorno. Dall'interno si udiva poi un concerto di voci e di strumenti, cui si accompagnava l'armonioso gorgheggio di invisibili usignuoli e di altri augellini canori. Dalla casa proveniva pure un appetitoso odore di carni varie arrostite e il facchino pensò: "Si vede che c'è qualche banchetto, lì dentro...". Sulla soglia stavano alcuni domestici magnificamente vestiti. Egli si accostò a loro e chiese: - Chi è il padrone di questo bel palazzo? - Come? - gli rispose uno schiavo. - Non sai che qui abita il famoso Sindbab, il marinaio che ha percorso tutti i mari?Ora provate ad uscire di casa, facendo lavorare il vostro naso e i vostri orecchi, e a dirigervi verso il centro di Firenze. Cercate l'opulenza, il lusso. Se dopo un po' non avete ancora capito, lasciate perdere...
"Quousque tandem, Cato, abutere patientia nostra!"scriveva Karl Kraus. Come lui ho sempre nutrito una simpatia per gli ubriaconi, gli irregolari, i selvaggi, qualsiasi malcapitato caduto sotto grinfie moralizzatrici.
"No! Non mi si tiri in ballo la scienza quando cerco il naturale antagonista dell'ideale ascetico...". FRIEDRICH NIETZSCHE, Genealogia della morale, Mondadori, Milano, 1979, p. 132.