una parte considerevole della nostra morale e della nostra stessa vita staziona tuttora nell'atmosfera del dono, dell'obbligo e, insieme, della libertà. Non tutto, per fortuna, è ancora esclusivamente classificato in termini di acquisto e di vendita. Le cose hanno ancora un valore sentimentale oltre al loro valore venale, ammesso che esistano valori soltanto venali (...) Il dono non ricambiato rende tuttora inferiore colui che lo ha accettato... (2)per concludere:
Così, da un capo all'altro dell'evoluzione umana, non ci sono due tipi di saggezza. Si adotti, dunque, come principio della nostra vita, ciò che è stato e sarà sempre un principio: uscire da se stessi, dare, liberamente e per obbligo; non c'è il rischio di sbagliare. (3)Mircea Eliade, da parte sua, ha insistito sulla sopravvivenza del senso del sacro e delle pratiche tradizionali, come l'iniziazione, nel mondo contemporaneo. Queste sopravvivenze non dovrebbero sorprendere.
| Statuto | Contratto | HENRY MAINE |
| Limitato | Illimitato | KARL MARX |
| Concreto | Astratto | KARL MARX |
| Dipendenza da Persone | Dipendenza da cose | KARL MARX |
| Nulle terre sans seigneur | L'argent n'a pas de maître | KARL MARX |
| Comunità | Società | FERDINAND TÖNNIES |
| Volontà essenziale | Volontà arbitraria | FERDINAND TÖNNIES |
| Organicismo | Meccanicismo | FERDINAND TÖNNIES |
| Possesso | Patrimonio | FERDINAND TÖNNIES |
| Suolo | Denaro | FERDINAND TÖNNIES |
| Dono | Acquisto | MARCEL MAUSS |
| Maschera | Persona | MARCEL MAUSS |
| Obbligo | Diritto | SIMONE WEIL |
| Sacro | Profano | MIRCEA ELIADE |
| Gerarchia | Egualitarismo | LOUIS DUMONT |
| Olismo | Individualismo | LOUIS DUMONT |
| Epimeteo | Prometeo | IVAN ILLICH |
| Scienza della forma | Riduzionismo | RENÉ THOM |
| Personificazione | Concettualizzazione | JAMES HILLMAN |
L'eccesso di zucchero è una conseguenza della malattia funzionale del fegato. L'eccesso di macchinismo concentrazionario e totalitario, con tutti i mali che esso genera, è conseguenza di una malattia funzionale della civiltà umana, e non è colpa mia se si pretende di dare a questo diabete meccanico il nome stesso di civiltà, vale a dire il nome stesso di ciò che esso sta per distruggere. (4)Questo ci dice qualcosa anche sulle possibili cure. Non è questione di abbattere il sistema della modernità (o capitalistico o della tecnica o dei consumi o come lo si voglia chiamare), per costruire ex novo quello comunitario. Abbiamo visto che la modernità non esiste se non come malattia o come ideologia. Il fallimento dei tentativi storici di restaurazione della comunità per decreto, il loro approdo totalitario, sono solo espressione di quel soggettivismo esasperato, dello spirito prometeico, tipico della mentalità moderna. La cura prevede sì di attaccare il male (anche, perché no, con la chirurgia), ma soprattutto di aiutare il "terreno", sostenendo le funzioni vitali affinché si rafforzino. Ma per farlo dobbiamo capire in che modo oggi queste funzioni siano faticosamente svolte nel corpo sociale.
Siamo gli ultimi. Quasi quelli che vengono dopo gli ultimi. Subito dopo di noi ha inizio un'altra epoca, un altro mondo, il mondo di chi non crede più a niente, di chi se ne vanta e se ne inorgoglisce. Subito dopo di noi ha inizio il mondo che abbiamo definito, che non cesseremo mai di definire, il mondo moderno. Il mondo degli intelligenti, (5) dei progressisti, di quelli che la sanno più lunga, di quelli ai quali non la si dà a bere. Il mondo di chi non ha più niente da imparare. Il mondo di chi fa il furbo. Il mondo di chi non si lascia abbindolare, di chi non è imbecille. Come noi. Cioè, il mondo di chi non crede più a niente, neppure all'ateismo, di chi non si prodiga per nulla e non si sacrifica per nulla. (6)
Non abbiamo paura delle parole. Il modernismo consiste nel non credere in ciò che si crede. La libertà consiste nel credere in ciò che si crede e nell'ammettere, (nell'esigere, in fondo) che anche il nostro vicino creda in ciò che crede.
Il modernismo consiste nel non aver nessuna credenza per non danneggiare l'avversario che anche lui non crede. È un sistema di reciproca abdicazione. La libertà consiste nel credere. E nell'ammettere, e nel credere che l'avversario creda.
Il modernismo è un sistema di compiacenza. La libertà è un sistema di deferenza.
Il modernismo è un sistema di politesse. La libertà è un sistema di rispetto.
Non bisognerebbe usare parole grosse, ma infine il modernismo è un sistema di viltà. La libertà è un sistema di coraggio.
Il modernismo è la virtù della gente di mondo. La libertà è la virtù del povero. (7)Interessanti anche le precisazioni di Chesterton e MacIntyre:
Gli uomini moderni non sono cattivi, in un certo senso, son fin troppo buoni. Il mondo è pieno di virtù selvagge e messe in subbuglio. Quando un sistema religioso è sconvolto, come il Cristianesimo all'epoca della Riforma, non si scatenano soltanto i vizi. I vizi - rilasciati - dilagano e danneggiano. Ma anche le virtù, lasciate in balia di se stesse, si diffondono più selvaggiamente e fanno anche più terribili danni. Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane che sembrano come folli: sono divenute folli perché sono scisse una dall'altra e vagano senza mèta. (8)
Quindi, secondo Aristotele, l'eccellenza del carattere e quella dell'intelligenza non possono essere separate. Qui Aristotele esprime una concezione che contrasta tipicamente con quella che predomina nel mondo moderno. La concezione moderna si esprime, a un certo livello, in luoghi comuni come: "Sii buona, dolce fanciulla, e lascia l'intelligenza a chi la vuole", e a un altro in pensieri profondi quali la distinzione di Kant fra la volontà buona, il cui possesso soltanto è condizione necessaria e sufficiente del valore morale, e quella che a suo giudizio è una dote naturale del tutto distinta, il sapere come applicare le regole generali ai casi particolari: una dote la cui mancanza viene definita stupidità. Così per Kant si può essere insieme buoni e stupidi; ma per Aristotele la stupidità di un certo tipo esclude la bontà. Inoltre l'autentica intelligenza pratica richiede a sua volta la conoscenza del bene, anzi, richiede essa stessa una determinata specie di bontà da parte di chi la possiede: "...è evidente che è impossibile che sia saggio chi non è buono." (9)Qui sotto lo specchietto delle nuove acquisizioni.
| Ingenuità | Furbizia | CHARLES PÉGUY |
| Ammissione delle differenze | Rinuncia alle differenze | CHARLES PÉGUY |
| Deferenza | Compiacenza | CHARLES PÉGUY |
| Rispetto | Politesse | CHARLES PÉGUY |
| Coraggio | Viltà | CHARLES PEGUY |
| Armonia tra le virtù | Virtù impazzite | G. K. CHESTERTON |
| Intelletto | Sentimento | ALASDAIR MACINTYRE |