"Posto che noi avessimo prodotto come uomini: ciascuno di noi nella sua produzione avrebbe doppiamente affermato se stesso e l'altro. Io avrei
- oggettivato nella mia produzione la mia individualità, la sua peculiarità, e dunque tanto durante l'attività avrei goduto una individuale esteriorizzazione di vita, quanto nella contemplazione dell'oggetto avrei goduto la gioia individuale di sapere la mia personalità come potere oggettivo, sensualmente contemplabile, e dunque sopra ogni dubbio sublime.
- Nel tuo godimento o nel tuo uso del mio prodotto, io avrei immediatamente il godimento, tanto della coscienza di aver soddisfatto nel mio lavoro un bisogno umano, quanto di avere oggettivato l'essere umano e dunque di aver procurato il suo oggetto corrispondente al bisogno di un altro essere umano;
- di essere stato per te il mediatore fra te e il genere, dunque di essere saputo e sentito da te stesso come un complemento del tuo proprio essere e come una parte necessaria di te stesso, quindi di sapermi confermato tanto nel tuo pensiero quanto nel tuo amore;
- di aver creato immediatamente nella mia individuale esteriorizzazione di vita, dunque di avere immediatamente confermato e realizzato nella mia attività individuale il mio vero essere, il mio umano, comune essere (mein menschliches, mein Gemeinwesen) ." (6)
"Il lavoro appartiene così alla vocazione di ogni persona; l'uomo, anzi, si esprime e si realizza nella sua attività di lavoro. Nello stesso tempo, il lavoro ha una dimensione "sociale" per la sua intensa relazione sia con la famiglia, sia col bene comune"
"Quando non riconosce il valore e la grandezza della persona in se stesso e nell'altro, l'uomo si priva della possibilità di fruire della propria umanità (...) È infatti mediante il libero dono di sé che l'uomo diventa autenticamente se stesso."
"Quando parlo di queste persone, io ho forse l'aria di sorriderne; ma non bisogna crederlo. Io ho bevuto il loro vino. Gli sono rimasto fedele."Così GUY DEBORD, forse la mente più brillante della generazione del '68, in Opere cinematografiche complete, Arcana editrice, Roma, 1980, p. 269. Naturalmente anche per il vulcanico Guy, che forse lo aveva capito, ma non è riuscito ad uscire dal suo personaggio, valgono le cose che poi si dicono di Marx.
"non puoi guardare a lungo l'abisso senza che l'abisso guardi dentro di te."
"Bisogna lavorare, se non per amore, almeno per disperazione, perché, tutto ben considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi"(in CHARLES BAUDELAIRE, Tutte le poesie e i capolavori in prosa, Newton, Roma, 1998, p. 845.) Secoli prima il disincantato autore di Qohelet:
"Perciò ho osservato che nulla c'è di meglio per l'uomo che gioire delle sue opere, perché questa è la sua porzione [di gioia]."(Ne approfitto per segnalare il bel commento: Qohelet. L'uomo dal cuore libero di RENZO LAVATORI - LUCIANO SOLE, Dehoniane, Bologna, 1998).