“... abbiamo combattuto dalla parte sbagliata. Il grosso delle idee che ci muovevano ha vinto, in Italia e ovunque. Rivelandosi per quello che era: un aiuto al deserto che cresceva. Abbiamo contribuito all’avanzare del totalitarismo, alla distruzione degli organismi intermedi e delle comunità, dalla famiglia alla scuola... Ci siamo lasciati dietro una generazione di sbandati, cresciuti alla scuola della deresponsabilizzazione, del vittimismo, del rivendicazionismo. Penso soprattutto a quella che ci è succeduta, che, grazie alle nostre vittorie, ha avuto padri più deboli dei nostri. Uomini, e donne, incapaci di divenire adulti, di trovarsi, di metter su casa, di accudire ai propri figli e quindi pronti alla manipolazione, al consumo, ai media, a consegnare la propria vita ad ogni tipo di esperto, magistrato, psicoqualcosa, a cadere al primo colpo di gelo della realtà. E ne sono caduti molti.”Ma non spargevamo solo odio: i danni più gravi li abbiamo fatti alla verità. La menzogna è infatti connaturata alla mentalità che all’epoca condividevamo col mondo radical-chic e che continua purtroppo nella maggior parte degli ex. Per sommi capi cerco di definirla.
“La linea del ‘ma quando mai?’, la linea dei trasecolati, era buona per i mandanti che così non si dichiaravano dirigenti di un’organizzazione compatibile con un omicidio, ma non era buona per te, perché ti isolava dal mucchio di tutti noi, da cui eri stato estratto come nostro esempio... Quella difesa ti metteva in croce. Tagliava il tuo legame col mucchio in cambio della rispettabilità di tutti i non imputati. Così fu scelto e tu hai acconsentito: per rispetto dei capi d’allora, per tua dannata modestia, per tuo bisogno di sentirti ancora parte di quella comunità, dodici anni dopo che si era sciolta”.Preoccupati dalle possibili difficoltà causate dalla nostra presa di posizione alla linea difensiva degli imputati abbiamo, da allora, deciso di tacere, associandoci, sempre con basso profilo, alle manifestazioni in loro appoggio, fino al digiuno. Gli altri motivi del nostro comportamento sono ben definiti da Erri De Luca.
Erri De Luca a Ovidio Bompressi. (3)
“Mi sono trovato spesso, in questi anni, a discutere sulle cose che trovate più sotto. Nel confronto orale è impossibile sfuggire alla logica della competizione dialettica e all’animosità, soprattutto su temi che toccano l’identità medesima, e l’onore, degli interlocutori. Poiché quello che a tutti deve interessare non è ottenere la ragione, ma trovarla, ho provveduto a mettere in forma scritta (e per me non è cosa facile) quello a cui sono arrivato. Accetto volentieri, anzi chiedo, correzioni, emendamenti ed osservazioni e sarò lieto di modificare qualsiasi affermazione che risulti sbagliata, forzata o imprecisa.”Non avendo registrato nessuna obiezione mi decido, dopo due anni, a diffonderlo liberamente.
“E’ vero che vi educavate all’odio?
«C’era una gara a chi odiava di più e c’era addirittura un’invidia piccolo borghese da parte di alcuni nei confronti di altri a cui l’odio veniva istintivo. Tutto ciò può sembrare incredibile ma allora era normale»“